gioloia - giorgio loiacono - music

Brûlé par l'amour du beau
Poesia e musica

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01 Un addio (t) E. Grieg “Folkevise” op.12, no.5
02 A un padre (t) (m)
03 La mort des amants (m) C. Baudelaire
04 Ulisse (t) N. W. Gade “Canzonetta”
05 Ottobre (t) (m)
06 Epigrammes XIII (m) P. Verlaine
07 Il poeta è (t). F. Chopin “Valse” op.69, no.1
08 Le dormeur du val (m)  A. Rimbaud
09 Allo specchio (t) N. W. Gade “Scherzo”
10 Credo (t) (m)
11 Hôtels (m) Apollinaire
12 San Lorenzo (t) (m)
13 Lungomare (t) C. Czerny “Etude”
          op.299, no.15
14 Le paysan (m) Apollinaire
15 Ridiamoci su (t) (m)
16 Lesbos (m) C. Baudelaire
17 Butterfly (t) N. W. Gade “Barcarole”
18 Les cloches (m) Apollinaire
19 Picnic (t) (m)
20 Les plaintes d’un Icare (m) C. Baudelaire
21 L’amore cieco (t) N.W. Gade “Elegie”
22 Ritornello (t) (m)
23 Sensation (m) A. Rimbaud
24 Sei l’unico dio (t) (m)
25 Au Café  la Palette (t) (m)
26 Amico unico tu (t) E. Grieg “Folkevise”
          op.12, no.5

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La mort des amants C. Baudelaire
Epigrammes P. Verlaine
Hôtels Apollinaire
Le dormeur du val A. Rimbaud
Sensation A. Rimbaud

Luca Bianchedi
Knud Arne Jürgensen
Giorgio Loiacono

Testo (t) e/o melodia (m): Luca Bianchedi
Arrangiamenti e pianoforte: Knud Arne Jürgensen
Elaborazione digitale, chitarra e tastiere:Giorgio Loiacono
© 2008 Luca Bianchedi


UN ADDIO

Affabile l’ora sospesa tra colle e mare
che la sera svapora miraggio fragrante di zàgare.
Trémula la tua ombra nell’aria nuda
Mute preghiere i tuoi capelli crespi
Mute le labbra attonite, muto d’affanno il cuore.
Mite lo sguardo schivo del pianto schiuso in sorriso
A disperdersi eco nell’onda, oltre un domani di mancanza.
Grato il tocco delle tue mani che intrecciano addii
al buono di timo e di malinconia

A UN PADRE
 Tu te ne andrai in silenzio, nel tuo stile
Un cenno di saluto e via
Dietro una porta che aprirai in te stesso.
Tu te ne andrai in silenzio, nel tuo stile
Furtiva una marea che si ritira
Scoprendo scrigni aperti sui ricordi
Ed altri sigillati sui perché.
Non hai mai posto condizioni al tuo amore
Ed è da uomo libero che t’amo
Ma quanto, quanto padre tra noi
rimarrà non detto!
Di te mi resterà il tuo sguardo chiaro
cicatrizzato morbido nel mio.
I tuoi silenzi, stormi d’uccelli
che s’alzeranno al cielo

LA MORT DES AMANTS (C. Baudelaire)
Nous aurons des lits pleins d’odeurs légères,
Des divans profonds comme des tombeaux,
Et d’étranges fleurs sur des étagères,
Écloses pour nous sous des cieux plus beaux.
Usant à l’envi leurs chaleurs dernières,
Nos deux coeurs seront deux vâstes flambeaux,
Qui réfléchiront leurs doubles lumières
Dans nos deux esprits, ces miroirs jumeaux.
Un soir fait de rose et de bleu mystique,
Nous échangerons un éclair unique,
Comme un long sanglot, tout chargé d’adieux;
Et plus tard un Ange, entr’ouvrant les portes,
Viendra ranimer, fidèle et joyeux,
Les miroirs ternis et les flammes mortes.

ULISSE
 Spiegata l’anima al vento dei sospiri
mi imbarco sul tuo sorriso dalla chiglia svelta
sull’onda lunga del crine all’alta marea dei sensi
lungo il rosa in cui l’alba aggancia l’orizzonte alle tue curve
Vascello fantasma al largo dei pensieri
nave pirata all’arrembaggio dei tuoi floridi attracchi
terre lontane bussola impazzita sargassi e sirene
fata morgana di voglie ignote nella rete del tuo plesso
Folate calde di carezze naufrago nel tuo sguardo chiaro
che mi risucchia giù sui suoi fondali relitti azzurri e scrigni
e ostriche beanti su perle grandi come bolle-baci
Riemergo ebbro di quel te salmastro
attracco al molo del tuo venire schivo

OTTOBRE
La sera intreccia lattee le ombre nel vigneto
Trama lieve e spettrale di inariditi umori.
Svuotati ormai i turgori degli acini pregnanti
Di zuccherini gemiti che l’ape riecheggiava
E il vento li stirava in raggi d’ambra filanti.
Eco impietrita in gusci,
Ristride opalescente, incredulo il silenzio
Della cicala lazza
Che la calura greve, soltanto un poco addietro,
Rese pazza d’amore fino a sfinirsi in grido.
Ombre, fantasmi, involucri, traccia ormai indefinita
Eppure questa immagine di vita rattrappita
Ha un non so ché d’atàvica promessa di riscatto.
Un bisbiglìo struggente che l’ombra affievolisce
ma che non esorcisce.
Ad Est dei miei pensieri a questo nostro amore
Svuotato del turgore che c’irrorava il petto,
Potessi intravedere anch’io questo bagliore
Che pur ch’ora fa notte
S’appiglia intestardito al tralcio inaridito
al taglio delle gemme protese
a bisbigliare promessa zuccherina
alla buia rovina che un giorno fu vigneto
e che risorgerà.

EPIGRAMMES XIII (P. Verlaine)
Quand nous irons, si je dois encor la voir,
Dans l’obscurité du bois noir.
Quand nous serons ivres d’air et de lumières
Au bord de la claire rivière,
Quand nous serons d’un moment dépaysés
De ce Paris aux coeurs brisés,
Et si la bonté lente de la nature
Nous berce d’un rêve qui dure,
Alors, allons dormir du dernier sommeil!
Dieu se chargera du réveil.

IL POETA È
Il poeta è una balia che ti svezza all’inizio e mostra la via alla fine,
eco di giorni lieti a inseminare lo sguardo di ricordi, lo specchio di illusioni.
Un bimbo che ha solo parola
per ciò che sente e sente ciò per cui non c’è parola.
Un pittore che nel paesaggio
intinge la propria ombra.
Un trovatore che canta il pianto per ciò che non torna
ma che pur rimane in sé fine e infinito.
Un sarto che taglia e taglia l’aria
in preziosi merletti a rivestirci ignudi.
Un profeta che vede nel 2000 una cifra troppo grande
per un’umanità che non l’ascolta, lui che solo vedrebbe,
lasciando Rambo e pagliacci a dettar legge.
Un mago che fa cessare il vento con lo schiocco delle dita
e riporta sotto braccio una luna
smemorata al balcone dei vecchi amanti
a rimboccare nella notte tiepida il loro ultimo abbraccio.
Il poeta è un ambulante
con la valigia piena di usignoli

LE DORMEUR DU VAL (A. Rimbaud)
C’est un trou de verdure où chante une rivière
Accrochant follement aux herbes des haillons
D’argent; où le soleil, de la montagne fière,
Luit: c’est un petit val qui mousse de rayons.
Un soldat jeune, bouche ouverte, tête nue,
Et la nuque baignant dans le frais cresson bleu,
Dort; il est étendu dans l´herbe, sous la nue,
Pâle dans son lit vert où la lumière pleut.
Les pieds dans les glaïeuls, il dort. Souriant comme
Sourirait un enfant malade, il fait un somme:
Nature, berce-le chaudement: il a froid.
Les parfums ne font pas frissonner sa narine;
Il dort dans le soleil, la main sur sa poitrine
Tranquille. Il a deux trous rouges au côté droit.

ALLO SPECCHIO
Né affamato né sazio mi contemplo sottecchi
Troppo vecchio per la mia età
E troppo giovane per averla già
Eppure continuo a sognare,
a dar senso all’amore,
perfino al dolore,
di schiena e di cuore
L’orizzonte è al suo posto
ed al suo posto è il sole
Ma il dubbio scorre su e giù per la scaletta
criceto inquieto nella sua gabbietta

CREDO
In chi dovrei mai credere, quali dei tanti Dei
che albergano nell’intimo dei recessi miei
Quel templio variegato, corte di credi astrusi,
politeiste fedi, idoli permalosi
in seducenti spoglie, cattivanti sorrisi
che brillano ed ammiccano a mille paradisi.
In Dio padre inflessibile, cieca obbedienza al regno
o nel compassionevole figlio indulgente e pregno
d’amor del nostro prossimo, universale impegno.
O in quell’astratto spirito, perso in remoto altrove.
O forse dovrei credere nel genio del progresso
quello che svela genico dell’alma ogni recesso.
O rosso o nero o a strisce d’ideologia sociale,
l’eroe, il martire, il santo, o il figlio di chi pare.
Quale fra tanti Dei dovrei dunque adorare,
quale tra tanti idoli risolvermi a ripudiare
Chi m’ha messo qui in terra, marionetta sublime,
ha forse l’arroganza di presumermi affine,
ché per avere fede nel soprannaturale
o mi creava allocco o spirto celestiale.

HÔTELS (Apollinaire)
La chambre est veuve chacun pour soi
Présence neuve on paye au mois
Le patron doute payera-t-on
Je tourne en route comme un tonton
Le bruit des fiacres mon voisin laid
Qui fume un âcre tabac anglais
O la Vallière qui boite et rit
De mes prières table de nuit
Et tous ensemble dans cet hôtel
Savons la langue comme à Babel
Fermons nos portes a double tour
Chacun apporte son seul amour

SAN LORENZO
La notte è calda, sono solo al mondo
L’erba strofina la mia nudità
Velluto nero mi accarezza il vento
Suda di stelle la mia pelle
Arrovesciato a terra a bermi il cielo
Ubriaco d’infinito
Sbavato di una luna zuccherina
Le Pleiadi mi giran tutte intorno
Ne bevo un sorso e ancora e un altro ancora
Svaporo in una nube di Galassie

LUNGOMARE
Sotto l’alto cielo azzurro l’aria è nuda,
Sgombra dei ricordi
Chiare le ombre delle ragazze issate sugli aranci
ad odorare i sogni
I marinai in libera uscita hanno giunture agili
Incespicano - ma non cadono - nelle risa
Ubriachi di un sé che non sono
Le lunghe gambe sforbiciano il sole
In un messaggio Morse all’infinito
Che il mare ammicca…
Che il mare ammicca…
Che il mare ammicca....

LE PAYSAN (Apollinaire)
Dans le brouillard s’en vont un paysan cagneux
Et son boeuf lentement dans le brouillard
d’automne
Qui cache les hameaux pauvres et vergogneux
Et s’en allant là-bas le paysan chantonne
Une chanson d’amour et d’infidélité
Qui parle d’une bague et d’un coeur que l’on brise
Oh! l’automne l’automne a fait mourir l’été
Dans le brouillard s’en vont deux silhouettes grises

RIDIAMOCI SU
C’è riso e riso: tetanico, sardonico,
adolescente, infantile, violato,
obeso, cristallino, travolgente,
puttano, visionario, incontinente
C’è riso e riso: demente, giubilante,
sfribrato, spento, pubico, imbarazzante,
orgasmico, angelico, agiografico,
o costipato, acuto e puerperale.
E c’è poi il tuo di riso,
Ché la felicità può far davver sorridere
Solamente chi ce l’ha
Lieve, quasi sfuggente ed accennato,
“Intender non l’ho può chi non t’ha amato”
 


LESBOS (C. Baudelaire)
Mère des jeux latins et des voluptés greques,
Lesbos, où les baisers, languissants ou joyeux,
Chauds comme les soleils, frais comme les pastèques,
Font l’ornement des nuits et des jours glorieux
Mère des jeux latins et des voluptés greques,
Lesbos, où les baisers sont comme les cascades
Qui se jettent sans peur dans les gouffres sans fonds,
Et courent, sanglotant et gloussant par saccades,
Orageux et secrets, fourmillants et profonds
Lesbos, où les baisers sont comme les cascades!
Lesbos, où les Phrynés l’une l’autre s’attirent
Où jamais un soupir ne resta sans écho,
À l’égal de Paphos les étoiles t’admirent
Et Vénus à bon droit peut jalouser Sapho!
Lesbos, où les Phrynés l’une l’autre s’attirent
Lesbos, terre des nuits chaudes et langoureuses,
Qui font qu’à leurs miroirs, stérile volupté!
Les filles aux yeux creux, de leur corps amoureuses,
Caressent les fruits mûrs de leur nubilité;
Lesbos, terre des nuits chaudes et langoureuses,
Que nous veulent les lois du juste et de l’injuste?
Vierges au coeur sublime, honneur de l’archipel,
Votre religion comme une autre est auguste,
Et l’amour se rira de l’Enfer et du Ciel!
Que nous veulent les lois du juste et de l’injuste?
Car Lesbos entre tous m’a choisi sur la terre
Pour chanter le secret de ses vierges en fleur,
Et je fus dés l’enfance admis au noir mystère
Des rires effrenés mêlés aux sombres pleurs;
Car Lesbos entre tous m’a choisi sur la terre

BUTTERFLY
D’improvviso colori di terre lontane
Una farfalla qui tra i surgelati?!
Arresto il carrello, non credo ai miei occhi
Sei vera, o sogno di te?
Te ne stai lì e fremi a lato del forse
Poi ti fai più in là, dietro a un improvviso desiderio
Celato dietro un sacchetto di spinaci “tre pacchi per due”
Sei ubriaca di terre lontane,
Di giardini odorosi di pioggia spremuta di cielo,
di vento  promessa...
Qui invece è tutto colore senza odore,
Forma senza sapore,
Vita inaccessibile eppur così vicina,
Rattrappita dietro a un PVC
Una gelida malia che l’anidride ti alita addosso...
Povera Madama Butterfly,
Il tuo Dio è diverso e lontano.
Le mie dita son tese a sfiorarti
Potrò mai consolare lo sconcerto
Che ti inamida tutta?
Ma a un tratto spicchi il volo
Posseduta da un pensiero
Che indovino terribile e sublime
Sbatti le ali esausta, rabbiosa e visionaria
Dritta lassù verso un cielo di fòrmica
E un sole alogenato
Un fulmineo friggío e
La tua piccola eternità
Non è che un grumo di cheratina incenerita
Povera Butterfly,
il tuo significato non è più qui tra noi
ma in un altrove

LES CLOCHES (Apollinaire)
Mon beau tzigane mon amant
Écoute les cloches qui sonnent
Nous nous aimions éperdument
Croyant n’être vus de personne
Mais nous étions bien mal cachés
Toutes les cloches à la ronde
Nous ont vu du haut des clochers
Et le disent à tout le monde
Demain Cyprien et Henri, Marie
Ursule et Catherine
La boulangère et son mari
Et puis Gertrude ma cousine
Souriront quand je passerai
Je ne saurai plus où me mettre
Tu seras loin je pleurerai
J’en mourrai peut-être.

PICNIC
Il vento sa dell’erba,
La luce sa del sole,
Lo zaino sa d’insaccato e di cioccolato.
Sbuccio un’arancia,
Tieni, spartisci con me,
Ciò che né io né tu da soli possediamo.
Ti guardo: stai per dirlo,
E un po’ m’inquieto sai,
Cessa d’esistere ciò che si fa parola.
Ma se proprio lo devi, amore mio ti prego,
Bisbigliala soltanto,
Questa felicità

LES PLAINTES D’UN ICARE (C. Baudelaire)
Les amants des prostituées
Sont heureux, dispos et repus;
Quant à moi, mes bras sont rompus
Pour avoir étreint des nuées.
C’est grâce aux âstres nonpareils,
qui tout au fond du ciel flamboient,
que mes yeux consumés voient
que des souvenirs de soleils.
En vain j’ai voulu de l’espace
Trouver la fin et le milieu;
Sous je ne sais quel oeil de feu
Je sens mon aile qui se casse;
Et brûlé par l’amour du beau,
Je n’aurai pas l’honneur sublime
De donner mon nom à l’abîme
Qui me servira de tombeau.

L’AMORE CIECO
Io il danzatore cieco accarezzo il tuo volto
No non m’occorrono occhi per vederti
Tu mi sorgi dentro Sindone di luce
Suono, gesto, desiderio, la tua bellezza mi commuove
Tu, solo tu il mio orizzonte.
No non m’occorrono occhi per vederti
Ti gridano i colori
Ti scolpiscono gli odori in un’eco di emozioni
E non son forse nere le tue labbra di cristallo
Non son forse cobalto i tuoi capelli di velluto
E umide di gioia le tue guance?!
No non m’occorrono occhi per vederti
Ti sgrano tra le dita con le ore,
Ti arruffo notte, ti alito alba,
Ti spargo seme, ti raccolgo frutto
Ti sfioro  inizio, ti ritrovo fine
Passi in me stagione
No non m’occorrono occhi per vederti
Ti lotterò alla morte
La danzerò lontana
E se non basterà
Ti danzerò silenzio
Finché risorgerai
Eterna nel mio sguardo

RITORNELLO
Suona un organino in un cortile dentro me
mi riporta un tempo che credevo andato via
ritornello triste che dischiude sol per me
storie vecchie di periferia.
Piove sul cortile il cielo s’è disciolto blu
s’è raccolto nel tuo sguardo distratto e indifferente
io ti fisso ebete, sognate e un po’ flâné,
non mi importa un fico della gente.
Ti vorrei abbracciare, ti vorrei mangiare
e volare via con la tua mano nella mia
ma poi tutto tace, e ritorna in me
tutto il vuoto della vita mia

SENSATION (A. Rimbaud)
Par les soirs bleus d’été, j’irai dans les sentiers,
Picoté par les blés, fouler l’herbe menue:
Rêveur, j’en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
Je laisserai le vent baigner ma tête nue.
Je ne parlerai pas, je ne penserai rien:
Mais l’amour infini me montera dans l’âme,
Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, - heureux comme avec une femme

L’UNICO DIO
Sei l’unico dio ad abitare i boschi
Dimmi se sai danzare ancora
Dimmi se sai cantare ancora
Dammi il coraggio di dire tutto addio
Dammi il coraggio di far di te il mio Dio
Dalle ferite che tu mi farai
Nasceran mille cristalli di sangue
Dimmi se sai scagliare frecce d’oro
Dimmi se sai domar cavalli pazzi
Correre insieme e inciampare nel tempo
Dentro l’alcova nascosta dal muschio
Sei l’unico dio ad abitare i boschi

AU CAFÉ LA PALETTE
Je m’souviens, ma minette
Au café la Palette
Tu entrais comme le printemps,
Ton sourire me chauffait
Jusq’au fond de mon âme
Il n’y avait plus de distance.
On etait subjugués
d’un soudain sortilège,
on etait contagié d’amitié, d’amitié,
on avait attrappé le bonheur
d’etre nous, nous sans aucune défense.
Mais si je pense au tout ce temps
Qui est passé depuis lors,
Je m’étonne de ma chance,
c’etait hier ou aujourdhui, ou même n’importe quand,
c’est un siecle de distance,
depuis que je suis amoureux,
oubliant d’être vieux,
portant en moi ton sourire si radieux qui defit même le temps.
Tu es ma Piaf, gai oiseau, mon amie eternelle, Adrienne,
l’insouciance comme des gosses
qui se rêvent Indiens grâce à une plume,
on bavarde, on philosophe,
on se tourne vers les buts des nos vie,
on rigolle et on pleure,
je me plonge dans tes yeux infinis...

AMICO UNICO TU
Amico, unico, tu, pensiero estremo
T’amo e temo, t’amo e temo.
Vorrei invecchiarti accanto in un baleno
Di colpo aver cent’anni
La nostra storia salva oltre agli affanni
Lenire i tuoi senili acciacchi
Strizzarli via da te nei caldi abbracci
Vorrei tornar bambino, rinascerti vicino
E prenderle e ridarle e reinventarti
Quei primi lunghi anni che non m’è dato amarti
Temo quel te che morirà in barba a questa mia
felicità
sfuggito come acqua alla mia presa
Non più che spasmo d’anima rappresa
Temo quel me che morirà in barba a questa tua
felicità
sfuggito come acqua alla tua presa
Non più che spasmo d’anima rappresa
Amico, unico, tu, pensiero estremo
T’amo e temo, t’amo e temo...

 





© 2008 Luca Bianchedi

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Brûlé par l’amour du beau is a verse taken from “Les Plaintes d’un Icàre”, a poem by Baudelaire. I chose it along with some others by Rimbaud, Verlaine and Appollinaire for their sense of aching desire. However, I chose them as well for the musical lilt of the words, their phrasing and rythm. Rather than “understanding” the actual words it has more to do with abandoning oneself to their sound. It is when poetry sings that it brings us closest to the poet, making us an accomplice to his illusion, a part of his dream.
This is also the case for the far less famous poets, in the hope that it absolves me as well from the sacrilege of having included those of my own verses alongside those of so many cursed poets.
 
This CD is meant to be a small homage to those who regardless of the distance across space, as well as time have continued to share their dreams with me, inspiring me with their warm and faithful friendship. In them my song is unleashed and in them it flows. Among the many friends scattered across the “seven seas” where my vagabond life has led me over the years, I would like to give special thanks to those who lent a hand (if not two) towards the realization of this project.
 
Thanks to Adrienne Bonnet for the French: Even recorded on an old recycled tape recorder her voice sounds as fresh as the Spring that entered with her the day we first met at Café la Palette. Thanks to Nicole Blau: it is not the first time I have involved her in my extravagant ventures, benefitting from her English. In reality I should draw inspiration from her beautiful Italian, considerably more “Toscano” than mine. Thanks to Sal Brogaard e Anni Kristensen, willing partners in so many “artistic adventures” for their aesthetic contribution to the photography and graphic design. Thank you to Giorgio Loiacono for his heroic involvement ... What else could you call his technical support: The recovery and recording of some pieces salvaged from recordings tossed and lost in the fog of time. And last, but certainly not least, thanks to Knud Arne Jürgensen. Besides putting up with me these last 34 years, he has earned a halo for transforming into respectable motifs the anarchic melodies improvised by me standing in front of the mirror as I shaved.

Luca Bianchedi

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Brûlé par l’amour du beau est un vers issu de «Les plaintes d’un Icàre», une poésie de Baudelaire. Je l’ai choisi parmi les autres poésies de Rimbaud, Verlaine et Apollinaire pour l’ardeur, la lucidité, la cruauté et l’appaisement qu’elles détiennent. Mais aussi pour leur musicalité, leur sonorité et leur rythme. En effet, plus que de comprendre les paroles, il s’agit de s’abandonner à leur son. C’est quand la poésie se fait chant qu’elle nous rapproche le plus du poète, en nous faisant les complices de son imagi- nation et de ses rêves. Celà vaut aussi pour la poésie de poètes bien moins illustres. J’espère pourtant que je serais acquité du sacrilège d’avoir introduit certaines de mes créations aux cotés de celles des poètes tellement maudits.

Ce CD veut être un petit hommage à ceux qui malgrés la distance et le temps on con- tinué à partager avec moi leurs rêves, m’ispirant de leur chaude et loyale amitié qui rejaillie ici. Parmi tous ces amis éparpillés entre les sept mers que ma vie a parcouru à travers les années, permettez moi de remercier ceux qui concrètement m’ont donné un coup de main et parfois aidé à la réalisation de ce projet.

Merci à Adrienne Bonnet pour son Français: bien que sa voix soit inscrite sur les bandes d’une vieille cassette, elle résonne en moi aussi fraiche que le printemps qui est entré avec elle quand je l’ai rencontrée pour la première fois au café La Palette. Merci à Nicole Blau: ce n’est pas la première fois qu’elle se “compromet” dans mes extravagantes entreprises m’aidant de son Anglais, elle devrait pourtant m’insufler son merveilleux Italien aux accents plus Toscans que le mien. Merci à Sal Brogaard et Anni Kristensen, complices bénévoles de tant d’ aventures artistiques, pour leur contribution esthétique de la photo et du dessin qui est en couverture. Merci à Giorgio Loiacono pour son entreprise héroique, comment appeler autrement son soutien technique: récupérer avec des moyens de fortune des morceaux enregistrés dans la nuit des temps? Le dernier mais pas le moindre, merci à Knud Arne Jür- gensen qui m’a supporté pendant ces 34 dernières années: il mériterait une auréole pour avoir transformé en notes respectables mes improvisations anarchiques devant le miroir tandis que je me rasais.

Luca Bianchedi

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Brûlé par l’amour du beau è un verso tratto da «Les plaintes d’un Icàre», una poesia di Baudelaire. L’ho scelta assieme ad altre di Rimbaud, Verlaine e Apollinaire per quel che di struggente, impietoso, beffardo o consolatorio esse racchiudono. Ma le ho scelte non meno per l’intonazione musicale delle parole, il loro fraseggio e il loro ritmo. Più che di capirne il lessico, si tratta in fondo di abbandonarsi al loro suono. È quando la poesia si fa canto che più ci avvicina al poeta, ci rende complici della sua illusione, parte del suo stesso sogno. Questo vale anche per i testi di ben meno illustri poeti: ciò che spero mi assolverà del sacrilego d’averne inseriti di miei accanto a quelli di tanto maledetti poeti.

Questo CD vuol essere un piccolo omaggio a chi, nonostante le distanze di spazio non meno che di tempo, ha continuato a condividere con me i suoi sogni, ispirandomi con la sua calda e leale amicizia: da essa scaturisce il mio canto, e in essa rifluisce. Tra i tanti amici sparsi un po’ pei sette mari dove la mia vita randagia m’ha condotto negli anni, vorrei qui ringraziare in particolare chi concretamente ha dato una mano, se non entrambe, alla realizzazione di questo progetto.

Grazie a Adrienne Bonnet per il francese: anche se incisa su una vecchia e riciclata bobina analogica, la sua voce vi risuona tanto fresca quanto le primtemps che entrò con lei au Café la Palette il giorno del nostro primo incontro. Grazie a Nicole Blau: non è la prima volta che la coinvolgo nelle mie imprese stravaganti, avvalendomi del suo inglese, mentre in realtà dovrei ispirami al suo bellissimo italiano, ben più toscano del mio. Grazie a Sal Brogaard e Anni Kristensen, complici benevoli di tante “avventure artistiche”, per il contributo estetico alla fotografia e al design. Grazie a Giorgio Loiacono per la sua impresa eroica: e come chiamare altrimenti il suo sostegno tecnico all’incisione e al recupero di pezzi registrati con mezzi di fortuna in scantinati spersi nella brughiera e in altri tempi? Last but not least grazie a Knud Arne Jürgensen: non m’avesse sopportato negli ultimi 34 anni, l’aureola se la meriterebbe solamente per aver tramutato in rispettabili note i motivetti anarchici da me improvvisati davanti allo specchio nel farmi la barba.

Luca Bianchedi

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